Scuola: tra didattica e social

16.05.2017

"L'evoluzione della specie"

Inizio subito porgendovi una domanda:

«Voi guidate ancora macchine degli anni '70?».

Credo che la risposta della maggior parte sia un bel "no" secco. È normale, del resto. La specie si è evoluta, la tecnologia si è evoluta, la medicina si è evoluta ma la scuola? Io sono propenso a dire di no. 

Mia nonno mi raccontava le stesse cose che fino a pochi anni fa ho vissuto come studente liceale. E ora i miei studenti mi raccontano le stesse medesime "avventure". 

ALT! 

Forse c'è un errore. Se la scuola non funziona come dovrebbe allora perché non viene cambiata? Perché non si cerca di raggiungere quell'equilibrio tra tecnologia e didattica che spesso latita o addirittura manca completamente? Io mi chiedo sempre più frequentemente chi stia sbagliando, chi sia in torto, chi non voglia capire ma in questo marasma di informazioni contrastanti si nuota a fatica e spesso ci si fa male. 

In questo post non voglio criticare o essere polemico ma semplicemente cercare di riflettere ed essere costruttivo (per quanto poi possa valere la voce di un povero giovane professore con tanti sogni come me). 

Le generazioni che noi insegnanti ci troviamo di fronte sono sempre più fragili, più chiuse, più timide e più introverse. 

Perchè? 

Probabilmente grazie alla tecnologia. A internet. Al web. 

Ai social. 

Ecco la croce dei perbenisti o di coloro che vorrebbero riavvolgere il tempo e tornare indietro. Sarebbe una cosa interessante ma siamo esseri di tre dimensioni e non possiamo. Avete capito? Non possiamo tornare indietro. Non si può. No. E allora perché fantasticare qualcosa che è impossibile si avveri? Non riesco proprio a capire. 

Piuttosto suggerirei di concentrarci sul presente. Sarebbe utile impiegare i nostri sforzi non per "predicare" e "gridare" al mondo quanto siamo bravi ottenendo solo il mediocre risultato di alimentare il notevole malcontento che si palpa già spontaneamente in ogni cuore. Bisognerebbe soffermarsi sul momento critico in cui le nuove generazioni si sviluppano e crescono. Vengono a conoscenza privatamente di una marea di nozioni ed informazioni in maniera totalmente incontrollata. 

Colpa di internet? Colpa dei social? 

Sì. È vero. È proprio colpa loro ma esistono e se venissero usati nella maniera corretta, non farebbero del male ma al contrario potrebbero strappare un sorriso in un momento di tristezza e ci potrebbero dare una mano. Quella mano di cui tutti, bambini, adolescenti, adulti e anziani hanno sempre necessità.

Dove sta il problema? Nessuno insegna loro ad avvicinarsi. Nessuno! Anzi! A scuola diventano tabù, in famiglia diventano tabù e persino (a volte) nello sport diventano tabù. Ecco l'errore. Un errore che parte sempre dalla diseducazione e dalla deviazione dell'essere umano atta ad evitare ciò che non riesce a comprendere per davvero. Cosa pensate? Che ragazzi fragili e spaesati possano affrontare tutto questo da soli? No. Sarebbe utopia e aggiungerei pura follia. 

La scuola deve essere veicolo per questi strumenti e questi mezzi. I professori devono insegnare ai loro studenti come usarli sia per divertirsi, sia per velocizzare e facilitare l'apprendimento. Purtroppo non si fa. E questo è il male peggiore. Un male che scatena l'ira di vecchi docenti che ormai pensano solo al modo più breve per andare in pensione e vorrebbero far vivere le nuove generazioni dei loro ricordi facendo credere che il passato sia migliore del presente e del futuro. 

Errore gravissimo! Errore madornale! Errore eclatante! 

Perché? 

Perchè tutto ciò che noi docenti diciamo o pensiamo non scivola addosso a coloro che ogni mattina abbiamo di fronte. Gli adolescenti assimilano ogni cosa. Sì. Anche il più ignorante o il più menefreghista! Come? Semplice. Come la trasmettiamo loro. Come la facciamo vivere loro. Vivere! Avete capito? Vivere. Non subire! E c'è una bella differenza. 

Scusate questa breve digressione. Mi è sorta spontanea perché svolgo il mio lavoro con passione. Sono perfetto? No. Sbaglio? Sicuramente. Commetto errori? Sì. Come tutti, del resto. Ma credo sia importante avere alcune idee e non essere completamente in balìa della sorte, del benessere e del denaro.

I social non sono uno strumento del diavolo. Lo diventano. Il marcio c'è ovunque, è normale. Ci voltiamo e vediamo tante, troppe cose che dovrebbero cambiare ma se nel nostro piccolo cercassimo di mettere quel pizzico di volontà in più, credo che il messaggio possa diventare ed essere efficace. 

Qualcuno dirà sicuramente:

«I social hanno dato vita al cyberbullismo...».

Vero. Non c'è piaga più grande all'interno degli istituti scolastici. Ma il bullismo prima non esisteva? La parola "bullismo" esiste perché esitono i social? Esisteva. Esisteva, eccome. In una forma diversa. Vedete? Si è evoluta persino una peste del genere. Perché non dovremmo evolverci noi nell'insegnare a ciascun ragazzo come approcciarsi e come vedere queste novità tecnologiche? 

Non c'è peggior cosa che vietare ed oscurare. Il messaggio che passa è esattamente il contrario. Il proibito ha sempre attratto la specie umana e così sarà per sempre. Vietare di usare i social è esattamente l'incentivo, la miccia e l'innesco giusto per far scattare la bomba e scatenare l'inferno. 

Sul web impazzano molte cose e resto, in questo post, volutamente così generico. I social le trasmettono. Nell'ambiente calcistico attuale, per esempio sta spopolando la cosiddetta "Papu dance". Credo non si debba commentare semplicemente dicendo: 

«È una cazzata. Non guardatela neanche».

La si guarda. Ci si fa una risata e magari la si replica come ho fatto io insieme ai miei studenti di III Liceo Sportivo. 

La scuola non è insegnamento didattico, frontale e basta. La scuola è la migliore palestra di vita che tocca qualsiasi punto della realtà in cui viviamo. I ragazzi sono spugne. Assorbono tutto e il problema si pone quando cominciano a trasudare qualcosa perché saturi. Hanno bisogno di sfogarsi. Hanno problemi che gli adulti considerano sciocchi, inutili e di poco conto. Per loro sono giganteschi. Per loro sono tarpanti. Per loro sono opprimenti. In 120 minuti di lezione di letteratura italiana, forse se ne possono dedicare 20 di questi 120 per strappare loro un sorriso e portarli dentro la realtà in cui vivono, non credete?

È banale qualcuno dirà. È denigrante qualcun altro commenterà. È diseducativo altri ancora arringheranno. 

Forse a queste persone piace ancora guidare la stessa macchina della quale conoscono ogni centimetro quadrato di muffa e di sporco. 

A me, no. Agli studenti, nemmeno.