Scuola e integrazione

01.08.2017

"Ognuno di noi è unico. Così come tutti gli altri"

Sono in viaggio di nozze e sto scrivendo questo post direttamente dalla spiaggia. Mi trovo seduto ad ammirare l'acqua cristallina dell'oceano Indiano in un giorno in cui le nuvole si stanno ergendo come padrone del cielo. L'atmosfera è molto poetica. È densa di meditazione e guardando l'orizzonte entro il quale il mare si sta perdendo, non posso che riflettere su un tema particolare. Un tema scottante. Troppo spesso ricco di pregiudizi. Frainteso. Non capito. Non voluto capire.

L'integrazione.

E voglio affrontarlo proprio ora perché questa mattina, ho acquistato presso un venditore locale un paio di gingilli che a detta sua, si trovano solo nelle isole Mauritius... sarà vero? Non credo. In ogni caso, quei colori così strani e vivi mi hanno impressionato. Così, ho deciso di mettere mano al mio portafoglio e di alleggerirlo di un po' di rupie. Sapete, cominciava a pesarmi nei pantaloni... Ma questa è tutta un'altra storia.

Cosa c'entra il venditore locale, direte voi?

C'entra. Perché proprio con lui siamo capitati sull'argomento scuola. Mi ha chiesto:

«Che lavoro fai, amico?»,

«Provo a fare il professore...»,

«Difficile lavoro»,

«Per questo ci si prova».

E da lì abbiamo cominciato ad affrontare questa tematica. Mi ha parlato di suo figlio, a detta sua, molto in gamba e decisamente portato per le materie scientifiche. È convinto che si laureerà, proprio come me! Avrei voluto rispondergli che essere "dottori" non è così prestigioso o così remunerativo come lui creda ma non ho voluto infrangere i suoi sogni.

Avrei dovuto essere più schietto, obietterete voi?

Forse avete ragione perché è ora che l'uomo smetta di illudersi ma si tratta di suo figlio. Suo figlio che è la sua unica ragione per cui cammina tutto il giorno sulle spiagge. È la sua forza. È il suo bastone. È la sua meta. E chi sarei io per ergermi a giudice, giuria e giustiziere?

Scusate per questa lunga digressione. Spero non abbiate già deciso di smettere di leggere per concentrarvi su post più divertenti. Forse io l'avrei anche fatto ma voi siete sicuramente più attenti e più volenterosi di me quindi avete ancora voglia di discutere insieme a tal proposito.

Insegno nelle scuola da qualche anno ormai. Ho acquisito una discreta esperienza in materia soprattutto perché iniziai a lavorare (appena terminata l'università), come supplente in una scuola primaria vicina al paese in cui abito. Il contesto, ancora oggi, è decisamente complicato. Il quartiere non è sicuramente di facile gestione e per un'insegnante, in quel caso, la mera didattica non conta più.

ALT!

Questo, a mio avviso è il nodo cruciale. A scuola si insegnano le materie o si insegna a vivere?

Vi ho spiazzati con questa domanda, vero?

Credo sia uno di quei quesiti esistenziali come "Dove andremo a finire?" o "Esiste il Sacro Graal?", oppure ancora, "Chi ha creato il mondo?" e ce ne sarebbero molti e molti altre.

A scuola indubbiamente bisogna insegnare le materie scolastiche. È innegabile. Uno studente deve uscire preparato dopo la quinta superiore per poter affrontare al meglio l'università e il mondo del lavoro. Ma l'università e il mondo del lavoro di cosa fanno parte?

Voi risponderete:

«Della vita!».

Bravissimi. Applauso!

Avete perfettamente ragione. Quindi, se fanno parte di questo macrosistema, è lì che bisogna arrivare. È verso quel punto cardinale che è necessario girare la prua della macchinosa nave su cui siamo nel tentativo di dirigerci a vale spiegate. È imprescindibile cercare questo connubio tra la didattica e la vita. Un connubio sicuramente complesso, difficoltoso ed impegnativo da attuare ma fondamentale da raggiungere.

E qui devono per forza entrare in gioco le due forze prese maggiormente in considerazione:

  1. Insegnanti
  2. Ragazzi

Hanno in mano il 50% della torta e troppo spesso, questo 50% si suddivide in tantissimi sottoinsiemi che fanno perdere completamente l'orientamento.

Quali sarebbero?

  1. Paura
  2. Divisione
  3. Ansia
  4. Angoscia
  5. Mancanza di prese di posizione
  6. Buonismo
  7. Indifferenza
  8. Tornaconto personale
  9. Mancanza di spirito di adattamento
  10. Mancanza di spirito di iniziativa personale

Perché succede questo?

Dalla mia esperienza, posso dire che ci si sente ancora troppo diversi e questo non va bene. Si hanno culture differenti ma la cultura è motivo di arricchimento. Di incontro. Di evoluzione. Pensate ai Romani: sapevano di essere inferiori culturalmente ai Greci ma militarmente e politicamente più efficienti. Non hanno rifiutato la cultura greca, anzi, l'hanno fatta propria facendo sentire i vinti non così vinti e i vincitori non così vincitori. Un buon equilibrio, non credete?

Purtroppo, da ciò che vedo, a nessuno piace trovare questo equilibrio. Sembra una chimera, un fantasma o qualcosa di aberrante. Non è così. Una persona equilibrata, non è una persona mediocre. È una persona che legge le situazioni cercando di agire e di interpretarle nel migliore dei modi.

E i docenti come potrebbero interpretare questo "problema" legato all'integrazione nelle scuole?

Dal mio punto di vista un buon insegnante deve sempre favorire l'unione e non la divisione ma mai passando per buonista e finto-altruista. L'insegnante deve far comprendere che il bianco e il nero non debbano essere solo due colori agli antipodi. Il bianco e il nero sono due colori che all'interno contengono tutti gli altri. Sono puri. L'uno e l'altro. E nessuno dei due deve semplicemente pensare di essere più luminoso perché perderebbe metà della sua bellezza. Per questo, nel mondo terreno, si fa così fatica ad andare d'accordo e guardare tutti negli occhi. Ci si sente in difetto poiché il pregiudizio è ormai radicato nelle nostre menti e fatica ad uscirne.

Più concretamente e meno poeticamente?

Direi che è sufficiente fare capire che nella scuola ci sono tradizioni. Tradizioni che non vanno assolutamente toccate o cambiate perché ne snaturerebbero il suo valore secolare ma bisogna necessariamente avere una certa elasticità mentale per comprendere che l'obiettivo fondamentale sia quello di vivere armoniosamente con tutto ciò che ci sta intorno. Da ambo le parti. Ovviamente. E non è necessario compiere gesti eclatanti che hanno più il sapore di essere portati avanti per emergere e far vedere agli altri quanto si è globalizzati... no! E sbagliato! Bisogna agire in maniera disinteressata e qualè il simbolo del disinteresse? Un abbraccio. Una parola buona detta al momento giusto. Un calcio nel sedere dato in un altro altrettanto momento giusto.

E i ragazzi come potrebbero interpretare questo "problema" legato all'integrazione?

Innanzitutto devono avere un buon esempio da seguire. Ed è molto difficile nel mondo attuale. Per questo un buon docente deve essere camaleontico e saper fare più lavori oltre a quello per cui è sottopagato... Bisogna assolutamente far sì che i ragazzi non abbiano paura di esprimere i proprio dubbi e le proprie opinioni in classe, all'aperto o dovunque ne abbiano voglia. Devono chiarire quei dubbi, quelle remore, quei "vorrei ma non posso" che troppo spesso si portano nel cuore fino a quando lasceranno questo mondo. Che troppo spesso si portano sulle spalle come fardelli pesantissimi che fanno loro incurvare la schiena non permettendo più ai loro occhi di guardare il cielo. Occhi che troppo spesso guardano la strada. Quella stessa strada che non è una palestra di vita. Non è la strada che fa diventare uomini. La strada fa diventare gretti, scontrosi, arrabbiati. Divisi. La strada separa il bianco dal nero. La strada separa il povero dal ricco. La strada separa il figlio di papà dal figlio di puttana. La strada separa. E basta. Se dalle scuole si incominciasse un dialogo (che troppo spesso, ahimè, non esiste nemmeno!), tutto sarebbe diverso perché tra quei banchi vecchie e logori, siete tutti uguali. Non amici (perché gli amici si scelgono). Ma uguali sì. E quando c'è uguaglianza, c'è rispetto.

R-I-S-P-E-T-T-O.

Una grande parola, vero?

Forse troppo grande per noi poveri esseri umani che ci sentiamo dei nel far sentire piccolo il prossimo.

Partiamo da qui. Partite da qui. E forse, voi che avete in mano il futuro del mondo, riuscirete ad abbracciarvi come il cielo e il mare fanno sulla linea dell'orizzonte.