Non si è professori a tempo

27.05.2018

"Perché fare l'insegnante significa non avere orari"

Un giorno di festa è sempre un giorno di festa.

A scuola come nella vita e nella vita come a scuola.

Incomincio questo intervento proprio così perché sono appena arrivato a casa dopo una giornata trascorsa, a mio avviso, in maniera efficace e splendida. Sono stato alla festa del Collegio in cui insegno e nonostante le perplessità iniziali, si è riuscito a "combinare" qualcosa di buono. Ed è proprio qui che vorrei cercare di riflettere e farvi riflettere. Una festa è un momento conviviale in cui tutti o quasi si dovrebbero sentire in dovere di partecipare ma non per apparire, non per cercare di fare bella figura agli occhi di professori che sono stufi di vedere questi teatrini (come direbbero a Napoli!), non perché obbligati per un qualsiasi chimerico motivo ma proprio perché la festa è un momento di festa!

Si continua a dire che la scuola è pesante, che si studia soltanto, che si insegna in maniera troppo cattedratica, che i docenti non siano preparati a dovere... e chi più ne ha più ne metta. Tutti motivi validissimi e per certi versi, sono sicuramente d'accordo con queste voci ma, invece di lamentarsi e guardare tutto da una posizione "privilegiata", perché non si scende dall'altare delle critiche per poter vivere in prima persona questa realtà?

È una domanda che giorno dopo giorno, mi continua a sorgere spontanea. Riconosco che (anche oggi, ahimè!) si sarebbe potuto fare di più. Scarsa presenza di ragazzi e di genitori, scarsissima presenza di docenti e poco materiale su cui far reggere questa festa ma quelle poche persone che ci hanno creduto, non hanno potuto fare miracoli o inventarsi l'impossibile! È un circolo vizioso, un gatto che si morde la coda... è un po' come spalare acqua al mare (il proverbio dice così, vero?).

Ora più che mai la nostra società si sta muovendo verso l'immagine. Verso qualcosa che non è reale ma fittizio. Verso la forma e non verso il contenuto. E questo mi spaventa! Questo è gravissimo! Sono io il primo a dire che la bellezza è tutto nella vita. E mi spiego meglio. Non intendo una bellezza estetica e meramente fisica ma in ogni azione ci deve essere bellezza altrimenti si perde la profondità, si perde quel quid in più che permette di trasmettere qualcosa, si perde quell'emozione che rende unico un momento. E questa emozione io la definisco bellezza. Non c'è speranza senza bellezza e non c'è bellezza senza speranza. Non mi perdo su questo ragionamento anche se mi piacerebbe molto (volendo potrei farlo in un prossimo post!) ma vorrei solo cercare di dire che la scuola, in primis, deve pubblicizzare e rendere belle tutte le iniziative che propone. La dirigenza deve lottare per prima, insieme ad ogni singolo docente per poter trasmettere messaggi, input e risposte. È una catena che non va assolutamente spezzata altrimenti regna il caos e si sa che il caos è nemico dell'uomo. Lo annebbia. Lo tritura. Lo mastica. E poi lo sputa fuori cambiato. Ma in peggio.

E a questo punto venite voi. Voi che siete l'anima di un Collegio. Voi che siete l'anima di una scuola. 

A chi mi sto riferendo? 

Ai figli e ovviamente anche ai genitori che devono scendere in campo insieme a loro. Avete mai visto una festa riuscita bene senza dj ma con una strumentazione pazzesca? Chi è in grado di usare quegli strumenti se non il dj? E così è nella scuola. Il preside e i docenti (che devono essere ad ogni costo attivi e partecipi!) non possono inventarsi ciò che non c'è. Non possono proporre attività ai fantasmi. Non possono far finta che ci sia festa quando la festa non c'è.

La scuola è una squadra. E quando vince una squadra? Quando è unita. Quando rema in un'unica direzione. Quando le critiche sono motivo per costruire e non per distruggere. Quando la squadra diventa famiglia. E si sa che la famiglia non sia perfetta. Sfido a trovare una famiglia in tutto il mondo che abbia sempre preso decisione giuste, precise e corrette senza mai far arrabbiare nessuno. Impossibile! Ma la famiglia è unita anche quando si arrabbia. La famiglia è la presa di coscienza che può esistere quell'altruismo gratuito di cui tutti abbiamo un po' bisogno.

A questo punto è necessario darci una mano. Bisogna intrecciare i nostri sguardi per poter anche solo scorgere di sfuggita quell'orizzonte che tanto ci manca e che sembra allontanarsi ogni giorno di più. Perché non tutti sono adatti per comandare o fare i leader ma quando ciascuno trova il suo posto in una famiglia, state tranquilli che si sente soddisfatto.

Muoviamo questa piramide:

  • Dirigente scolastico
  • Docenti
  • Genitori
  • Ragazzi

E si sa che la base deve essere più forte della punta altrimenti tutto è destinato a crollare.

L'avrò già ripetuto un milione di volte nei miei post ma non mi stancherò mai di dirlo: cari colleghi, non entrate in classe se non vi amate. Non entrate in classe se non amate coloro che avete di fronte. Non entrate in classe sperando di arrivare "indenni" alla fine delle ore scolastiche. Non entrate in classe per parlare del niente. State a casa. Fingetevi malati. Prendete la disoccupazione dallo Stato ma non entrate in classe, per favore! Fareste decisamente più bella figura e non vi rendereste ridicoli.

Grazie!