L'invidia: una brutta bestia anche a scuola

22.05.2017

"L'erba del vicino è sempre più verde"

Socrate diceva:

«L'invidia è l'ulcera dell'anima».

Credo non ci sia frase più vera. 

Nella realtà di tutti i giorni così come nella solitudine, l'invidia è un vizio che ci pervade e molte, troppe volte diventa padrone della nostra stessa vita. 

Anche nella scuola è così. Lo vedo troppo spesso per poter far finta di niente. Lo vedo negli occhi di alcuni ragazzi. Lo vedo negli atteggiamenti di altri. E questo non può che far male e come saggiamente è scritto sui pacchetti di sigarette "nuoce gravemente alla salute". 

E sì, cari amici, perché è proprio così. Una persona pervasa dall'invidia e dalla gelosia è una persona che ha perso di vista ogni obiettivo. È una persona che ha perso tutto o per incapacità o per sfortuna arrivando a credere di non essere più niente. Ed ecco che diventa terreno fertile e produttivo in cui il seme della discordia può tranquillamente attecchire e germogliare. I suoi occhi cambiano colore. I suoi occhi cambiano espressione. I suoi occhi non riescono più a vedere. Sono talmente accecati dall'obiettivo di distruggere ciò che non sono riusciti a creare da impiegare tutti i loro giorni nel tentativo di rendere come loro ogni altra persona che li circondi. 

Ed è qui che sta l'errore. Ed è qui che si vede la differenza tra un mediocre ed un vincente: un mediocre gode delle sconfitte altrui, un vincente fa tesoro delle vittorie altrui per poter imitare e prendere spunto. 

E sì. 

C'è una bella differenza tra cercare di essere come una persona e voler essere così tanto quella persona da percepirla come un ostacolo da eliminare o da silenziare. È un problema. È un grossissimo problema. A mio avviso potrebbe rientrare tra le piaghe più grandi che affliggono la società. 

La cosa che più mi rammarica, però, è vedere il seme della gelosia attecchire anche nei cuori degli adolescenti. E lì é davvero pericolosissimo. Mi capita a volte di sentire:

«Sono contento. Quello ha preso un brutto voto».

E magari un altro potrebbe anche replicare:

«Gli sta bene!».

Ed un terzo:

«Godo!».

...

...

...

Solo i tre puntini possono rendervi davvero l'idea di come potrebbe essere il mio viso quando sento pronunciare frasi del genere. 

Ma scherziamo?!

Innanzitutto perché non é un voto che determina le capacità di un ragazzo (non voglio dilungarmi ora su questo argomento che sicuramente approfondirò in un altro post) e in secondo luogo perché è davvero subdolo e disarmante essere contento delle sconfitte altrui. 

Cosa avrebbe vinto questa persona? 

Niente. 

Ha perso e sicuramente ha perso in malo modo. È un po' come nel campionato di serie A quando un tifoso gioisce perché la Juventus perde... bene! E la sua squadra? Ha vinto? Ha combinato qualcosa di buono? No. E dico questo assolutamente da non-bianconero ma era giusto per rendere ancora meglio l'idea che vorrei esprimere.

Mi sento avvilito e triste ogni volta che l'invidia entra nel cuore di un giovane. Non può essere. È assolutamente insensato ed inconcepibile. Certo. Non tutti riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi per tanti motivi ma non per questo dobbiamo pensare che sia arrivato il momento di accanirci contro coloro che credono ancora di potercela fare. 

È un peccato mortale. 

Togliere la stima e la fiducia ad una persona é qualcosa di talmente abbietto che dovrebbe essere punito severamente. In questo mondo o nell'altro. Tutti hanno il diritto di sognare e come dice il testo di una canzone "... niente è perso quando ci credi, il sogno dura finché lo insegui, ma quanti geni hai visto presi per pazzi...". 

Belle parole, vero? 

Sì. Lo sono davvero. 

Sarebbe bello scolpirle sulla porta d'ingresso di ogni scuola anche se potrebbero dare la sensazione della famosa scritta che Dante legge prima di varcare la porta dell'inferno. No. Non è così. Sarebbe uno stimolo ed un emozione per tutti i giovani poter leggerle ogni santo giorno. Sarebbe come dare loro una carica quotidiana e non ci sarebbe bisogno di altro perché un'idea può davvero cambiare il mondo. Basta solo cerderci. Ma siamo ancora troppo indietro per poter attuare una cosa del genere perché le persone sostanzialmente non vogliono guai e invece chi "comanda", i guai li dovrebbe solo vedere come uno stimolo per andare avanti. Lo so. È difficile e a volte si vorrebbe lanciare tutto e tutti dalla finestra ma bisogna tenere duro ed é proprio in questi frangenti che si potrebbe capire chi è un capo, chi un tirapiedi, chi un raccomandato e chi un vero leader. 

Leader?! 

Che parolona, vero? Lo è. 

È uno dei termini più densi di significato ma che oggi ne è svuotato a tal punto da renderlo impalpabile. Ma non è così. Giulio Cesare per vincere scavò fossati insieme ai suoi soldati e fu uno dei primi a dormire con la truppa se necessario e non si tirò mai indietro nel marciare fianco a fianco dei suoi legionari in battaglia, in prima linea. E no. Ora, invece, si preferisce, per comodità, guardare tutto dalle retrovie e si cerca di non mettere mai la faccia ritenendo più giusto (no, opportuno) coltivare il proprio orticello guadagnando una bieca sopravvivenza piuttosto che rischiare (scacciando invidia e gelosia) e poter sfamare il mondo intero. 

E qui mi rivolgo ai miei colleghi. Come possiamo far capire questo ai nostri studenti se siamo noi, per primi, a metterci i bastoni tra le ruote? Bisogna guardare avanti. Remare nella stessa direzione altrimenti una semplice onda potrebbe essere in grado di spazzare via tutto con facilità. L'esempio, per loro, per chi abbiamo di fronte ogni mattina, siamo noi e non possiamo permetterci di fallire. Non possiamo farci sopraffare da questioni vili e viscide. Tendiamoci una mano e tendiamo loro la nostra mano unita. L'afferreranno. Ne sono sicuro. Chi prima, chi dopo. E faremo salire tutti loro su questa barca che invece di subire l'urto del mare, ne sarà cullata.

Noi siamo insegnanti. Noi siamo il loro futuro. Non dimentichiamocelo mai.