Giovani: quale sarà il loro futuro nel mondo del lavoro?

29.08.2017

"Il passato è già finito. Il presente è già sfuggito. Mentre il futuro arriva sempre troppo in fretta"

È qualche settimana che non posto più nessuna mia riflessione. 

Vi sono mancato? 

Spero di sì. 

Sapete, tra viaggio di nozze e novità varie, sono stato un po' indaffarato. Ah, non ve l'ho ancora detto, vero? Tra un mesetto sarà disponibile il mio nuovo romanzo "Noi". È un fantasy distopico molto particolare con spunti tremendamente attuali. Non vi do nessuna anticipazione perché questa, per il momento, non è la sede giusta dato che ora vorrei riflettere un po' con voi su un argomento che in questi giorni ha tenuto banco nella mia testa.

Il lavoro. O meglio i giovani, noi giovani in relazione al mondo del lavoro.

Ormai le lauree si sprecano. Io ne ho due per esempio e sempre più spesso mi domando se davvero servano a qualcosa. Mi sono impegnato, ci siamo impegnati per ottenere un determinato risultato. È costato sacrificio, soldi, tempo e alla fin fine, troppo spesso, ci si ritrova in mano un pugno di mosche.

Perchè?

In Italia tutto funziona in maniera, secondo me, assai distorta. Vedo ogni giorno giovani validi, venire scavalcati e umiliati da "capi" troppo spesso così ignoranti da non riuscire a vedere più in là della propria pensione che arriverà di lì a breve (speriamo!). Vedo troppo spesso fior, fior di laureati doversi "accontentare" di contratti a tempo determinato, part-time e soprattutto sottopagati. Io non dico che una volta finita l'università, un giovane debba inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro partendo da posizioni elevate e di prestigio. No! Non sarebbe giusto perché l'esperienza si fa con la gavetta e guai se non ci fosse. Si perderebbe il gusto di capire e quindi di acquisire quel necessario bagaglio che ci permetterà di arrivare dove ci spetta. 

Sì. 

Dove ci spetta. 

Immaginate di essere in resort 5 stelle. È bellissimo, vero? Vorreste restare lì a poltrire una vita intera. Avete pagato una bella cifra per potervi permettere quel lusso. E giustamente avete diritto a tutto questo. Se io invece volessi pagare la metà e avere lo stesso trattamento, il responsabile del resort chiamerebbe la sicurezza e mi butterebbe fuori a calci, dico bene? Allora perché uno che è qualificato (e non parlo in questo caso solo di laurea!), una persona che ha studiato e ha sacrificato tanto per poter ottenere un dannato pezzo di carta, debba per forza accettare impieghi lavorativi da due stelle e non da cinque? Fatemi capire perché sinceramente io non riesco proprio a comprendere. Sarò stupido. Può darsi. Ma non riesco a capire.

Anzi. Vi dirò di più. Bisogna anche ringraziare per poter lavorare. Mi spiego meglio qualora non fosse ancora sufficientemente chiaro. Il lavoro non nobilità l'uomo in Italia. Lo distrugge. Lo vessa. Lo rende una larva. Lo uccide. Per quale motivo? Perché l'uomo in Italia deve vivere per lavorare e non lavorare per vivere. 

Perché l'uomo in Italia deve vivere per lavorare e non lavorare per vivere.

Avete capito?

Spero proprio di sì perché è assurdo che un giovane debba ringraziare per poter sgobbare come un mulo. 

Per cosa? In cambio di cosa? 

Un magro stipendio che non permette nemmeno di formare una famiglia. Un ringraziamento... no, scusate, quello non succede mai. Una gratificazione... no, anche quella non succede mai. Un contentino? Sì, quello, forse. E va già bene così. È oro colato. 

Ma stiamo scherzando?

La società italiana è vecchia. E non me ne vogliano coloro che sono ormai giunti alla pensione. Non è nemmeno colpa loro perché sono comunque vittime (più o meno consenzienti) di un governo parassita che in qualche modo riesce sempre a reggersi in piedi. Avete presente l'edera? Uguale. Sputata. Spiccicata. La togli da tutti i muri ma ritorna sempre. Però, dico a voi cari cinquantenni e sessantenni... cercate di farvi da parte. Mollate quel posto su cui ormai avete messo radici e lasciate spazio al futuro altrimenti il futuro non arriverà più. I giovani andranno all'estero, resteranno a casa, saranno disoccupati, si accontenteranno di una vita mediocre e l'Italia, il Belpaese, sprofonderà come un grosso masso lasciato cadere nella Fossa delle Marianne. Siate ragionevoli e pensate alla vostra gioventù. Qualcuno vi ha dato la possibilità di mettervi in mostra. Qualcuno si è fatto da parte cedendo un po' delle sue competenze e del suo "potere" a voi. Qualcuno, tempo fa, ha capito di dover consegnare il testimone. Perché voi siete così ancorati a quelle sedie? Sarebbe bello potervi vedere collaborare con noi insegnandoci ciò che avete appreso. Sarebbe bello considerarvi un po' come nostri papà-lavorativi ma invece si trascina una guerra che come tutte le guerre porterà solo distruzione, rovina e morte arricchendo pochi, pochissimi. 

E allora mi chiedo: 

«Perché bisogna sempre fare gli interessi di pochi e non dei più?»

Non sono un politico e non mi cimento (per il momento) in questa discussione. Riflettete, però, per favore.

Mi domando anche il motivo per cui, alla fin fine, pochissime persone svolgano il lavoro per cui davvero hanno studiato. Vedo laureati fare i camerieri, vedo geometri fare le maschere nei cinema, vedo specialisti delle scienze lavorare in stazioni di servizio... e potrei aggiungerne a raffica. Vedo un mondo del lavoro in cui bisogna essere cannibali per prendere 100 euro in più in busta paga. 

Ma stiamo scherzando? Dov'è finita la dignità dell'essere umano?

Il dio denaro, ora come non mai, ha sconvolto qualsiasi equilibrio lavorativo. Gente che riesce a arraffare soldi che nemmeno l'immaginazione potrebbe concepire solo dando qualche calcio al pallone oppure speculando sul denaro stesso... sono amareggiato, avvilito e strutto da questa situazione che definire imbarazzante è poco. 

Si può fare qualcosa per cambiare le cose?

Mi piacerebbe rispondere un "sì" secco ma non lo è. Siamo arrivati ad un punto... no... ci hanno fatto arrivare ad un punto in cui siamo troppo guardinghi anche per poterci fidare di chi ci vuole bene davvero. Ci hanno fatto arrivare ad un punto in cui i valori sono diventati solo vecchi e brutti ricordi. Ci hanno fatto arrivare ad un punto in cui si sta giocando una partita "tutti contro tutti" in cui a vincere è solo il caos.

E qual è la soluzione per cominciare a segnare qualche goal al caos?

Avete presente un filo d'erba? Penso proprio di sì. Anche un bambino è in grado di contorcerlo, piegarlo e spezzarlo. Ma un fascio di fili d'erba diventa robusto come l'acciaio. E nemmeno Maciste sarebbe più in grado di contorcerlo, piegarlo e spezzarlo.

Del resto, la storia insegna che la passione e l'ardore dei giovani, hanno sempre modificato il corso degli eventi. Ora è il momento!