Basta essere chiamato "prof" per esserlo davvero?

21.03.2018

"La pirateria è un reato. Diffidate dalle imitazioni e con la lente d'ingrandimento, andate a cercare l'originale"

Senza nulla togliere a coloro che stanno dietro una scrivania o a coloro che lavorano in una catena di montaggio, il lavoro di professore non è esattamente la stessa cosa. E non so perché si continui a definirlo un lavoro dato che non lo è. E non lo è semplicemente perché deve essere svolto con passione, con impegno, con costanza e con tenacia perfino quando davanti si trovano dei muri perché sta proprio nel muro la soddisfazione più grande che un docente possa ricavare.

Entrando in classe non vedo dei computer ma vedo persone. Vedo ragazzi che hanno i loro problemi. Vero ragazzi che attraverso i loro sorrisi vogliono dirti qualcosa. Vedo ragazzi che attraverso le pieghe dei loro volti, stanno chiedendo aiuto! E non è possibile pensare di entrare in un'aula senza tener presenti queste cose. Sarebbe come entrare in un ristorante e voler mangiare senza avere le posate e nemmeno i piatti.

Troppo spesso, mi domando perché una persona abbia scelto di intraprendere la carriera di insegnante. È una carriera poco remunerativa, considerata di basso livello (in Italia!), con poche soddisfazioni e con una mole immensa di lavoro da sbrigare. Anzi no! In Italia, i docenti, non hanno lavoro da sbrigare. Entrano in classe, ridono con i ragazzi, li mandano alle macchinette a prendere un caffè come se fossero camerieri e fanno passare il tempo tra un film e una pagina di giornale. Poi hanno persino tre mesi di ferie l'anno senza contare le vacanze di Natale, di Pasqua e tutti i Ponti vari, dove li mettiamo? Questo è il problema! Perché al mondo, è inutile negarlo, ci sono persone opportuniste, subdole e meschine che non aspettano altro di mettersi in panciolle trovando un lavoro che possa garantire un certo stipendio senza dover fare la minima fatica. Ecco perché scelgono di fare l'insegnante. Rovineranno tutti i propri studenti? Certo! Non potrebbe esserci altra soluzione e creeranno dei mostri. Creeranno fotocopie di se stessi perché uno insegna quello è e il frutto non cade mai lontano dalla pianta...

Però... e state bene attenti, non sono loro la categoria peggiore di insegnanti. No. fossero loro, ci sarebbe ancora un barlume di speranza.

Ogni volta che termino un consiglio di classe o un collegio docenti, esco deluso, amareggiato, turbato e allibito. 

Perché? Vi starete chiedendo.

Perché ci sono colleghi (e mi vergogno tanto ad usare questo termine!) che pensano di essere maghi. Oppure santoni. Oppure dei? Forse tutte queste cose insieme. Pensano di agire nell'interesse degli studenti ma, al contrario, non fanno altro che predicare bene e razzolare male. Professano di essere eroi. Vogliono "ingraziarsi" il favore di ragazzi che farebbero di tutto pur di ricevere un abbraccio vero, sincero e autentico. Invece, mostrano loro solo il lato peggiore dell'essere umano. Quello subdolo, artefatto, calcolato e viscido. Cercano di mettere i ragazzi al centro dell'attenzione non per il loro bene ma soltanto per accrescere la propria visibilità. Una visibilità malata, compromessa e ridicola. Una visibilità che vorrebbe mettere al centro dell'attenzione le povere ambizioni di un professore frustrato e inetto. 

Cosa vorrebbero dimostrare questo tipo di docenti?

Forse di averlo più lungo degli altri? (Scusate la volgarità ma in questo caso, devo per forza mettermi sul loro stesso piano altrimenti non riuscirei nemmeno a pensare nel modo in cui ragionano loro...).

Dovrebbero dimostrare ad un dirigente scolastico che loro tengono alla morale di quei ragazzi che giustamente li sfidano? Dovrebbero tenere alla morale di quei ragazzi che trattano come se fossero merce? Dovrebbero tenere alla morale di quei ragazzi che trattano come se fossero i loro giocattoli? Dovrebbero tenere a quei ragazzi che tradiscono ogni santo giorno attraverso sorrisi falsi, di circostanza e stupidi per poi voltare loro le spalle appena sono protetti dal segreto di una riunione tra docenti?

Bello! Veramente bello. Questo è ciò che possono insegnare e questo è ciò che sono.

È vero. Il mondo è bello perché è vario ma in questo caso, la varietà porta alla confusione e la confusione porta soltanto al caos.

E alla fine troviamo quei pochi docenti che devono combattere contro il mondo intero. Contro quel mondo che li ha sempre messi in secondo perché definiti folli. La follia non è un problema così come la diversità. Sono qualità. Sono leve che possono cambiare il futuro dunque, ragazzi miei, vi dico di essere diversi. Vi dico di essere folli e perfino di mettervi ai margini di questa società corrotta ed ipocrita perché un giorno voi sarete importanti per altre persone che, al vostro stesso modo, avranno bisogno di un semplice abbraccio o di una spalla su cui piangere. E cosa c'è di più bello che vedere il sorriso sincero di una persona? Nient'altro.

Voi manterrete un viso senza rughe mentre a tutti gli altri resterà soltanto l'immagine di un sorriso sbiadito, marcio e scheletrico che sono sempre stati abituati a sfoggiare con grande piglio.

La scuola deve mettere al centro l'alunno e quel professore che finge di mettere al centro l'alunno per poter trarre profitto personale, non è altro che un verme.