Giovani: tra mediocrità ed illusione di essere arrivati

04.12.2017

"Il vero senso di appagamento è scalare una montagna senza vetta"

Ormai l'anno scolastico è entrato nel vivo e nessuno si ricorda più delle tanto attese vacanze estive (comunque appena trascorse!). Nemmeno io. Anzi! Mi sembra sia passata un'eternità dal mio meraviglioso viaggio di nozze, infatti è un po' più del solito che non ci sentiamo, proprio perché non ho avuto molti momenti liberi. Sapete, ogni tanto, un professore lavora. Non sempre eh, ci mancherebbe altro ma, a volte, va al lavoro anche lui e dà l'impressione di fare qualcosa. Ripeto, solo ogni tanto (non vorrei avere generato il panico tra coloro che sono assolutamente certi che l'insegnante "rubi" lo stipendio...)

Vorrei, questa volta, insieme a voi, soffermarmi su un argomento che negli ultimi mesi mi ha colpito parecchio e desidererei iniziare ponendovi una domanda:

«Cos'è per voi il limite?».

Mi piacerebbe sentire alcune vostre risposte nei commenti a questo articolo perché sarebbe davvero bello poterci confrontare su questo concetto che secondo me è un marasma totale di idee confuse e informazioni poco chiare.

Il limite, indubbiamente, è un ostacolo, un cancello, una barriera, una sbarra, una grata oltre la quale non è possibile proseguire. E fin qui siamo tutti d'accordo, credo. Mi domando, però, sempre più spesso:

«Chi ha fissato lì quel limite?».

Sto scrivendo e sul mio viso è comparso un sorriso che se lo vedeste, capireste immediatamente ogni cosa e ci andremmo subito a bere un drink in qualche bar. Purtroppo non riuscite a scorgere nemmeno un centimetro del mio volto anche se cercherete subito di immaginarlo. Non è sufficiente. Ecco perché vado avanti a digitare parole su questa tastiera che ormai conosce i miei polpastrelli come se fossero sue propaggini.

Il limite è fissato dall'immaginario collettivo, dalle persone che ci stanno accanto, dagli amici, dai nemici ma soprattutto da noi.

Sì. Da noi.

Noi fissiamo un obiettivo e una volta raggiunto (magari con estrema fatica!) ci fermiamo e ci accontentiamo.

Che brutta parola!

La odio questa parola! Ha veramente un sapore malinconico e amaro. Accontentarsi vuol dire essere paghi di quello che si è. Quindi ci sentiamo perfetti una volta raggiunto questo obiettivo? Io credo proprio di no. E nessuno raggiungerà mai la perfezione ma questo sarebbe un concetto troppo lungo su cui potrei divagare per megabyte e megabyte intasando la rete internet con inutili e futili elucubrazioni di un giovane professore. L'importante, però, è non fermarsi mai.

Chi si ferma è perduto.

È proprio vero.

La nostra vita, a mio parere deve essere vista come un'escalation di risultati. E non bisogna sentirsi realizzati raggiungendo un solo obiettivo o salendo un solo gradino di quella grande scalinata che è la nostra esistenza. Abbiamo poco tempo e quel tempo deve essere necessariamente utilizzato per continuare a fare meglio. Per continuare a raggiungere nuovi traguardi. Per continuare a sentirsi vivi. L'accontentarsi non è altro che un adagiarsi su un'illusione che ci fa sentire appagati. Ed è l'inizio della fine. È come sentirsi morti dentro.

Per migliorare bisogna reagire, scoprire, imparare, apprendere ed essere curiosi. Solo così potremo essere in grado di migliorare la nostra esistenza perché inevitabilmente non ci accontenteremo di essere felici del nostro piccolo orticello ma guarderemo un po' più in là e saremo felici anche quando il nostro vicino avrà un piccolo orticello che con il passare del tempo e con il passare degli obiettivi, potrà crescere sempre più, insieme al nostro.

Lo so. È difficilissimo e troppo faticoso raggiungere i propri obiettivi e dunque avere la forza di alzare questa sbarra che rappresenta il nostro limite per posizionarla sempre un metro più in là. Lo so, cari miei. È difficile perché non vediamo una fine e non vedere una fine, è spaventoso perché non avremo mai la percezione di essere arrivati. Ma vi dirò di più! È proprio questa percezione di non essere mai arrivati che ci permette di vivere davvero.

Come mai? Vi starete chiedendo.

Semplicemente perché ogni arrivo è un punto di inizio per proiettarsi verso qualcosa di più grande, non un semplice punto di fine.

E voi, da quale parte volete stare?

Tra coloro che vivranno la loro vita mediocremente accontentandosi di aver scalato una piccola collina non usando neppure la forza delle proprie gambe oppure tra coloro che, pur soffrendo come non mai e facendo una gran fatica, non smetteranno mai di scalare quella montagna senza vetta che, prima o poi, vi porterà ad essere leggenda?